Catturare la middle class cinese via internet – Il Sole 24 Ore

Riporto due stralci di un bell’articolo di Paola Bottelli, pubblicato sul sito del Sole 24 Ore.

“Sul mercato dei beni di lusso ogni minima variazione negativa dei dati sulle vendite e sui profitti dei grandi marchi quotati provoca la fibrillazione degli analisti finanziari e, immediatamente dopo, ondate più o meno intense di downgrading. Con inevitabili conseguenze negative anche sull’andamento dei titoli quotati nelle Borse mondiali.

Negli ultimi tempi, in particolare, la revisione dei giudizi è concentrata sul trend dei fatturati nella Grande Cina: quella continentale, alla quale si aggiungono Hong Kong, Taiwan e Macao. Preoccupa, infatti, il rallentamento dello shopping di orologi e borse, scarpe e completi da uomo, accessori di vario genere, rigorosamente griffati dai big brand italiani, francesi e in genere occidentali.

Ma è davvero giustificato questo allarme? Giovedì prossimo, due giorni dopo le elezioni presidenziali Usa sulle quali graverà l’incubo Sandy con le decine di miliardi di dollari di danni che ha provocato, inizierà il Congresso del Partito comunista cinese: 2.200 delegati nomineranno con ogni probabilità l’attuale vicepresidente Xi Jinping segretario generale e presidente al posto di Hu Jintao, mentre il vicepremier Li Keqiang dovrebbe prendere il posto del premier Wen Jiabao.”

“Sarà, come sempre ogni cinque anni, un momento di svolta epocale, con un ricambio generazionale talmente significativo da avere negli ultimi mesi impattato sulla “normale” vita politica e sociale del Paese. Gli analisti dell’industria del lusso sostengono infatti che il cosiddetto corporate gifting – la tradizione di scambiarsi doni anche iper preziosi per motivi di lavoro che fa della Repubblica popolare l’unico mercato mondiale del lusso trainato dagli uomini anziché dalle signore, stimato da Clsa nel 30% del totale dei consumi – è stato rallentato o addirittura cancellato in attesa del Congresso. E, forse, ha frenato pure i doni alle xiao san, le giovani amanti dei ricchi e potenti, indirizzati verso prodotti d’altissima gamma.

Diverse fonti, in ogni caso, continuano a ritenere che la Grande Cina sarà anche nel medio periodo quell’enorme serbatoio di business per le imprese che non riescono per ovvi motivi congiunturali a far crescere l’attività in Europa. Partiamo dai dati. Secondo Julius Baer, entro il 2015 in tutto il mondo i Paperoni avranno asset totali di 16.700 miliardi di dollari rispetto ai 5.590 miliardi del 2010. Lo stock di ricchezza stimato in Cina nel 2015 potrebbe raggiungere i 9.300 miliardi di dollari, pari dunque al 55% del totale mondiale, saldamente in mano a un milione e 460mila individui.

Ancora dati: secondo Boston Consulting Group, la Cina sarà il più grande mercato per l’industria del lusso nel 2015, includendo lo shopping dei cinesi all’estero: già lo è per alcuni top brand, come Louis Vuitton, Cartier, Max Mara e Zegna, ma comunque la quota sul totale è ora del 40%, mentre nel settore degli orologi svizzeri di lusso sono addirittura due su tre i pezzi venduti più in generale ad asiatici.”

Per approfondire:
Il Sole 24 Ore

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