Vi racconto TEDxMacerata 1/7

Sette interventi, sette storie, sette visioni, sette voci. Si perché le voci, che scandiscono i singoli slot da 18 minuti, sono la cosa che più mi porto dietro dal TEDxMacerata dello scorso 24 maggio, il primo a cui ho assistito dal vivo grazie a Radio Incredibile

TED – Technology Entertainment Design è un’organizzazione non profit che ha come obiettivo “Diffondere Idee di Valore”: cominciata come una conferenza di 4 giorni in California (USA), in questi 25 anni si è moltiplicata in eventi locali in tutto il mondo e ha avuto speaker come Bill Gates, Al Gore, Richard Branson, Isabel Allende…

Quello di Macerata è stato il primo TEDx delle Marche dal 2011. Il titolo? RESTART: dal terremoto, dal torpore, con la voglia di ricostruire case ma anche benessere. Un messaggio di incoraggiamento rivolto al territorio colpito dal sisma del 2016 nel Centro Italia.

La prima voce è quella di Michele De Lucchi, architetto, che esordisce con “la tecnologia ci libererà dalla burocrazia per permetterci di essere più creativi” e lo dimostra con una serie di filmati che raccontano i suoi progetti più visionari ed innovativi: le “Earth Stations”, ossia stazioni non semplici luoghi, che presuppongono l’idea di viaggio, di movimento e di circolarità. Si va dalla Moat Station (evoluzione della stazione televisiva) alla Mountain Station, dalla City Station, alla Cloud Station… La Crown Station è sicuramente quella che mi ha più colpito: una biblioteca digitale e tradizionale a forma di corona posta tra due montagne che simboleggia la cultura ponte tra due versanti; all’interno, la struttura è un ambiente circolare come la cultura fatta di percorsi e di momenti in cui, nel fare un passo avanti, devi momentaneamente perdere l’equilibrio…

“Qui nascono e crescono idee. Qui si possono soddisfare i tre buoni più elementari di bellezza, giustizia, felicità”. De Lucchi, che negli anni ottanta ha lavorato per la realizzazione degli uffici della Olivetti, ci parla degli uffici del futuro e della centralità degli spazi di “svago”: “un tempo la macchinetta del caffè veniva messa nei sottoscala, ora si progetta a partire dall’area break e anzi ha uno spazio fondamentale”. Le persone, secondo l’architetto direttore della rivista DOMUS, devono essere messe in condizione di cambiare. Sempre e continuamente. (continua)

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