“Donne 4.0: Empowerment e Connessioni”

Ho parlato di “Empowerment e connessioni” all’evento Donne 4.0 organizzato da AIDP, Associazione Italiana Direttori del Personale, a Chieti, il 22 novembre 2019

Donne 4.0, quattro – zero. 40.
I numeri a volte creano delle combinazioni curiose e dei collegamenti interessanti.
Nella prima parte del libro di Daria si racconta a 40 anni.
Io mi chiamo Sara Leonetti e ho compiuto 40 anni da poco più di un mese e stiamo parlando di industria 4.0 e quest’evento si chiama, come il libro, donne 4.0

Sarà un caso? Non credo.
Ho fatto comunque una ricerca:
– nella Smorfia il numero 40 è la noia.
– nella Bibbia ci sono tanti “40 giorni e 40 notti” simbolo di isolamento.
E i miei 40 sono sicuramente un punto di arrivo e di riflessione. Non voglio dire di bilanci, ma di una nuova consapevolezza.
Vi vorrei parlare di 4 concetti.
Uno è il tempo.


Devo essere onesta, non ho mai percepito il mio essere donna come un elemento problematico. Ma a 30 anni vivevo per lavorare e il 100% delle mie energie era focalizzato ai quel tipo di risultati. Ero a Bologna, lavoravo per una multinazionale della Finanza, vivevo in un monolocale sotto le Due Torri.
La mia giornata era così organizzata:

Nel 2011 cambio.
Torno a vivere nelle Marche ma per lavorare proprio a Chieti, quindi in Abruzzo.
E continuo a lavorare e girare molto. E il grafico sostanzialmente non cambia.
Vado a convivere. E il grafico non cambia.
Mi sposo. E il grafico non cambia.
Nel 2013 nasce la mia prima figlia. Giada.
E il grafico stavolta cambia. Eccome.

Rientro subito al lavoro ma riesco a farmi approvare una specie di part-time verticale con le ore di maternità facoltativa e il telelavoro.
Sì, avete capito bene: lo smartworking. Avete presente? Quella cosa mitologica in cui crediamo solo noi donne. Una specie di unicorno. Metà lavoro e metà casa.
Però mia figlia aveva poco più di tre mesi e non l’avrei lasciata per niente al mondo.
L’azienda per cui lavoravo stava vivendo una crisi interna e un cambio di proprietà importante, faceva – fortunatamente – fatica a rimpiazzarmi. E il patto di lavorare 3 giorni a settimana, di cui due da casa e uno in ufficio è andato avanti per almeno due anni. Credo sia stato il periodo più produttivo della mia vita: non dovendo fare gli oltre 150 chilometri giornalieri di tragitto casa/lavoro potevo usare quel tempo per lavorare, controllare, verificare. E anche studiare e approfondire.
E il fatto che non ero in azienda mi poneva in una posizione di difesa: dovevo dimostrare quanto valevo ancora più di prima.
Sono diventata mamma per la seconda volta a 36 anni.
E questa volta ho deciso di prendermi tutto il tempo per essere accanto alle mie figlie e fare una pausa, non lavorativa ma proprio fisica. Il mio baricentro mentale era troppo spostato su di loro, troppo piccole e troppo bisognose di me.

Qui entra in ballo un’altra parola: SCELTA
Ho scelto di mantenere la parte destra del grafico e non sono mai scesa sotto una soglia di attività lavorativa. Ho scelto però di modificarla. Ma non tanto la quantità di tempo lavorato, ma la distribuzione nell’arco della giornata e della settimana.
Ho scelto di dimettermi ed mettermi a fare la consulente da libera professionista – una scelta emotivamente costosa dopo 15 di azienda. Ma ho scelto di vivere agenda alla mano ed organizzare il mio tempo in funzione delle mie figlie, non dell’orario d’ufficio.
Non mi sono adattata, ma ho cercato di modificare la mia vita.
E se il tempo si è ridotto, le attività e i progetti sono aumentati a dismisura.
Tra questi c’è NEXT. Un’associazione di volontariato che ho fondato con altre donne e amiche e che ha come obiettivo la diffusione della cultura digitale e della creatività e la promozione della cittadinanza digitale tra i genitori prima che tra i bambini, tra gli adulti e gli anziani oltre che tra i Millennials.
Ma ora entra il terzo concetto di cui vi vorrei parlare.
MULTIPOTENZIALITA’
Quando sei donna in generale, ma soprattutto quando diventi mamma (non so forse è l’ossitocina???), anche se non hai più tempo libero, non dormi più di 4 ore a notte, il cervello preme l’acceleratore e si incrementano gli interessi, i progetti, le attività, la voglia di fare.
Perché ci dicono che siamo Multitasking?!? Quello è istinto di sopravvivenza e operatività quotidiana (dobbiamo fare almeno 3 cose in contemporanea e nel frattempo pensare alla cena). Ma quella è pure sopravvivenza. S-o-p-r-a-v-v-i-v-e-n-z-a
Invece la multipotenzialità presuppone una parte di creatività, di progettualità, di futuro. Ecco. Essere multipotenziale vuol dire essere proiettati sul domani, seppure nelle attività dell’oggi.
Eppure a volte, ci costringono a scegliere. Essere manager o essere mamma, essere moglie o in carriera, e ci riempiono di sensi di colpa, di paure, di responsabilità più grandi.

Come possiamo mettere a sistema le nostre multipotenzialità? Donarle alle nostre “sorelle” e insieme provare a costruire un futuro più accogliente, più creativo, più dinamico, multipotenziale?
Con le CONNESSIONI.
Una RETE di protezione che ci permette di fare grandi salti senza paracadute.
La mia RETE ha aiutato e stimolata la mia consapevolezza, la presa di coscienza, la voglia di mettermi sempre in discussione e di guardare oltre.
Le persone che abbiamo vicino, i colleghi ed ex colleghi, gli amici, le persone che conosciamo lavorando o semplicemente ad un evento.
Le mamme e le donne che si incontrano egli ambulatori o ai corsi preparto.
I genitori ai colloqui scuola.
Le connessioni reali e virtuali.
O semplicemente il nostro vicino o la nostra vicina di sedia, ora, a Palazza De Majo, ad ascoltare una pazza come la Leonetti… 😉
Non essere un singolo punto, ma essere parte di una rete di interconnessioni aiuta e sprona

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